CHI SONO

CHI SONO

Ciao, sono Anna

Ho iniziato la mia carriera come infermiera nei reparti di emergenza: pronto soccorso, area critica e terapia intensiva. Luoghi in cui il tempo si comprime, ogni secondo conta, e dolore, paura e vulnerabilità sono parte del paesaggio quotidiano.

Per anni non mi sono resa conto che stavo solo reggendo. Funzionavo in pilota automatico, e mi ammiravo per la velocità con cui facevo tutto. Ero tra le colleghe più rapide, quella che riusciva a fare più cose insieme, a portare a termine più compiti in meno tempo, compresa la cura dei pazienti e delle famiglie. Tutto incluso, tutto veloce. Era quasi un vanto, essere così “capace”, così “efficiente”. Ma sotto, di fondo, c’era solo sfinimento. Nessuna cura per me stessa.

Come spesso accade a chi si prende cura degli altri, ho imparato molto presto a mettere da parte me stessa. Ed è quello che facevo, finché il corpo ha smesso di starci.

Ciao, sono Anna

Ho iniziato la mia carriera come infermiera nei reparti di emergenza: pronto soccorso, area critica e terapia intensiva. Luoghi in cui il tempo si comprime, ogni secondo conta, e dolore, paura e vulnerabilità sono parte del paesaggio quotidiano.

Per anni non mi sono resa conto che stavo solo reggendo. Funzionavo in pilota automatico, e mi ammiravo per la velocità con cui facevo tutto. Ero tra le colleghe più rapide, quella che riusciva a fare più cose insieme, a portare a termine più compiti in meno tempo, compresa la cura dei pazienti e delle famiglie. Tutto incluso, tutto veloce. Era quasi un vanto, essere così “capace”, così “efficiente”. Ma sotto, di fondo, c’era solo sfinimento. Nessuna cura per me stessa.

Come spesso accade a chi si prende cura degli altri, ho imparato molto presto a mettere da parte me stessa. Ed è quello che facevo, finché il corpo ha smesso di starci.

Nel 2020

Mentre lavoravo in terapia intensiva in Scozia, ho iniziato a notare qualcosa che non riuscivo più a ignorare.

Le spalle si incurvavano. Il respiro si faceva più corto. Il mio corpo sembrava chiudersi su sé stesso, come se, dopo anni passati accanto alla sofferenza, avesse imparato a sopravvivere contraendosi.


Ed è stato in quel momento che ho capito una cosa che avrebbe cambiato tutto: non basta capire quello che viviamo, se il corpo continua a portarne il peso.

Nel 2020

Mentre lavoravo in terapia intensiva in Scozia, ho iniziato a notare qualcosa che non riuscivo più a ignorare.

Le spalle si incurvavano. Il respiro si faceva più corto. Il mio corpo sembrava chiudersi su sé stesso, come se, dopo anni passati accanto alla sofferenza, avesse imparato a sopravvivere contraendosi.

Ed è stato in quel momento che ho capito una cosa che avrebbe cambiato tutto: non basta capire quello che viviamo, se il corpo continua a portarne il peso.

Quello che porto in questo lavoro è la somma di tre percorsi che non ho mai tenuto separati

01.
02.
03.

Quello che porto in questo lavoro è la somma di tre percorsi che non ho mai tenuto separati

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Le mie Credenziali

  • PhD in Nursing Studies (UK)

  • Somatic Experiencing® Practitioner

  • Assistant in Training – Somatic Experiencing®

  • MSc in Advancing Nursing Practice

  • Registered Nurse

  • Trauma Researcher & Teaching Fellow – University of Edinburgh

Le mie Credenziali

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